“Di libri, acqua e chizze – Sei secoli di storia ebraica a Reggio Emilia”: la mostra permanente della sinagoga
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Domenica 14 dicembre 2025 si è tenuto un momento importante per Istoreco e per Reggio Emilia. Nella sinagoga cittadina in via dell’Aquila 5, nel cuore dell’antico ghetto di Reggio Emilia, abbiamo inaugurata la mostra permanente “Di libri, acqua e chizze. Sei secoli di storia ebraica a Reggio Emilia”, un’esposizione pensata per raccontare il secolare cammino della comunità giudaica reggiana.
Il nome dell’esposizione rimanda a vicende e figure importanti della storia ebraica e non solo a Reggio, del ruolo del Popolo del Libro nella comunità locale, di un grande architetto come Ulderico Levi, a cui si deve l’organizzazione idrica cittadina, da lui finanziata sino ad arrivare alla costruzione dell’acquedotto, e di un fornaio, Federico Sacerdoti detto Salamein, inventore della classicissima chizza reggiana.
Di questo e altro si è parlato nella cerimonia inaugurale, aperta dai saluti di Nando Rinaldi a nome del Comune di Reggio Emilia e proseguita con le introduzioni curate dal presidente di Istoreco Arturo Bertoldi e da Matthias Durchfeld ed Elisabetta Del Monte di Istoreco.
La mostra sarà visitabile nelle occasioni di apertura della sinagoga e verranno ciclicamente organizzate delle visite guidate. Controllate sito e social di Istoreco per ogni aggiornamento.
Di libri, acqua e chizze
Nell’anno 5173 arrivano a Reggio Emilia i primi ebrei. Questo rispetto al calendario ebraico. Tradotto in quello gregoriano, siamo nel 1413: è l’anno in cui viene stipulato il primo contratto tra il Comune e Muso, figlio del fu Luguzo, prestatore di denaro. Da quel momento iniziano sei secoli di storia ebraica reggiana.
Dopo l’istituzione del ghetto, nel 1669, gli ebrei reggiani sono obbligati a vivere in poche strade: proprio in questo piccolo quartiere in cui ti trovi ora. Qui, dal 1672, sorge una prima sinagoga, sostituita nel 1858 da quella che attuale
La targa posta all’ingresso, che commemora il 50° anniversario della festosa inaugurazione di questa sinagoga, racconta un’appartenenza forte e sentita: gli ebrei che vivevano qui erano reggiani, oltre che, naturalmente, italiani ed ebrei.
L’Unità d’Italia e Roma capitale, strappata al potere temporale della Chiesa, segnano una stagione di emancipazione e di convivenza. Ma i sei secoli di storia ebraica reggiana non sono lineari: periodi di convivenza si alternano a momenti di esclusione. Questa mostra invita a seguire ed esplorare questo percorso non sempre lineare.
Istruzioni d’uso
Nella sala successiva all’ingresso, a sinistra delle mappe proiettate, si troverà una bicicletta: è possibile salirci e pedalare, così da accende la luce. È un modo per ricordarci che i diritti umani si realizzano solo se ci muoviamo, se ci impegniamo. Ogni luce — ogni diritto, ogni forma di convivenza — pian piano si spegne quando restiamo fermi. Ritorna il buio.
Proseguendo, si potrà scegliere se entrare prima nella sala dell’esclusione o in quella della convivenza, muovendosi liberamente attraverso sei secoli di storie, religione e cultura.
Oggi esiste una piccola Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia, aderente all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI). In Italia gli ebrei sono circa venticinquemila, su sedici milioni nel mondo, organizzati in ventuno Comunità. Ogni Comunità possiede una o più sinagoghe, un rabbino o ministro di culto, e promuove l’educazione ebraica, i servizi religiosi e attività culturali.
La storia continuerà, in un modo o nell’altro. Dipenderà anche da noi — ebrei e non ebrei, donne e uomini — quale sarà il volto della nostra società tra vent’anni. Sarà una stagione di convivenza o di esclusione? Bisogna tenere la testa alta. E pedalare.





